CENTRO OLOMANTICO

Sviluppo personale, linguaggio del corpoo

Alla scoperta del linguaggio del corpo

Parte I°


Il linguaggio del corpo si può definire come un vero e proprio modo di comunicare che è quasi totalmente analogico, infatti molto spesso rimanda a qualcos’altro: (ad esempio se ha pranzo una persona si siede a capotavola significa che in qualche modo vuole affermare, simboleggiare la sua posizione dominante) contrapposto e complementare alla comunicazione logica, che è quella che avviene utilizzando per esempio le parole. Si basa infatti sulle similitudini ed è talmente forte che è materialmente impossibile non comunicare.


Da non sottovalutare è anche la contestualità della comunicazione analogica, ovvero il variare del significato di un atteggiamento a seconda del contesto. Quest’ultimo assume un importanza pari al gesto stesso per la nostra capacità di intuire il messaggio contenuto nella comunicazione.

Un esempio facilmente comprensibile è lo strofinarsi di un gatto ai piedi del padrone, infatti significherà che ha fame se è l’ora di pranzo, che vuole uscire se viene compiuto di fronte alla porta di casa, o che semplicemente è contento di vederlo se interverrà qualche altro elemento a farglielo capire.

L’uomo così some gli animali hanno adottato il linguaggio del corpo per rispondere ad alcune esigenze: il bisogno di relazionarsi con gli altri e il come farlo (per esempio nell’atto di stabilire limiti, rapporti, simpatie, il tentativo di
confortarci e di rassicurarci (toccarsi o grattarsi, anche se non lo sappiamo, molto spesso evidenziano la relazione del passato con i nostri genitori, quando erano loro a farlo per consolarci); diminuire uno stato di tensione (stirarsi, sospirare, massaggiarsi il

collo).dominanze o parità);

La questione, però, è più complessa di quanto appare. Come sempre c’è l’eccezione alla regola o, in questo caso, “l’estensione” della regola. C’imbattiamo in essa quando, per esempio, ci impegniamo nella valutazione di un’azione facile come quella di grattarsi il naso: un atto riflesso dal significato psicologico nullo.

Spesso questo movimento non si compie perché il naso ci prude, ma in risposta a una sensazione e questa sì, che può essere oggetto di un’indagine psicologica! In questo caso è il disagio emotivo che si tramuta in disagio fisico, e di questi esempi esiste una casistica monumentale.

Le ragioni principali del perché abbiamo bisogno di un linguaggio di questo tipo sono due: affidare al corpo l’invio di messaggi non prioritari in termini di tempo così che sia più pratico (la mente rimane sgombra e può quindi impegnarsi in altre attività) e l’opportunità di comunicare al di sotto della soglia della coscienza gli stimoli e i messaggi più forti, quelli che, se inviati o ricevuti consapevolmente, sarebbero causa d’imbarazzo o di choc.

Dobbiamo re-imparare a gestire la comunicazione su questo piano, altrimenti perderemo una bella fetta di divertimento e molte opportunità di migliorare i nostri rapporti con il prossimo. Ignorare tutto questo nell’era dell’informazione equivale a molte cose nessuna delle quali positiva, ma cosa più importante ci toglie il contatto con la naturalità dell’essere umani e menoma fortemente la nostra capacità di comprendere chi abbiamo di fronte… Una bocca potrà anche mentire e passarla liscia, ma un corpo non lo farà mai e sputerà sempre il rospo. Sta a noi riconoscerlo con equilibrio sapendo prevedere e valutare tutte le possibilità.



Non dimentichiamoci che nasciamo già dotati della sensibilità per il linguaggio corporeo. Con il trascorrere del tempo, crescendo, essa viene perduta poiché la nostra cultura ci costringe a nascondere le nostre emozioni e a non considerare quelle altrui, oltre che a negare un valore a quanto non viene espresso a parole.


Alla prossima!


Parte II°

La dimensione psicologica, il territorio, la distanza interpersonale sono i tre concetti fondamentali per comprendere il rapporto uomo-spazio.

Partiamo analizzando il primo concetto. La dimensione psicologica varia a seconda delle situazioni delle persone e persino dai vestiti che si indossano… chi sostiene che l’abito non fa il monaco dovrebbe leggere quanto segue.

I confini psicologici sono tutt’altro che ovvi e intuitivi.

Tutti da bambino almeno una volta abbiamo indossato le scarpe della mamma o del papà ma per quale motivo? Per sentirsi più grande quando si guarda allo specchio.

Pertanto, continuiamo a farlo anche da grandi! Gli abiti meglio di ogni altra cosa riescono a rimodellare il modo di apparire del nostro corpo, avvicinandolo all’immagine che abbiamo o vorremmo avere di noi stessi.

Gli abiti sono un’estensione del nostro corpo, sono come la corazza di una tartaruga che se la si percuote, lei percepirà che una parte, anche se poco sensibile, del proprio organismo è stata toccata.

In questo modo si può comprende come l’abbigliamento ha sempre avuto molta importanza nella nostra cultura: gli abiti mutano solo l’immagine che ognuno ha di sé, ma anche quella che viene mostrata alle altre persone. Basta indossare abiti larghi, con spalline o imbottiti per sentirsi più grandi e grossi. E la cosa più sbalorditiva è che, pur essendone consapevoli, l’efficacia di questo espediente ha un calo molto limitato.

Questo vale anche per il colore: che il bianco “ingrassa” e che il nero “dimagrisce” lo sappiamo tutti. Una persona timida indosserà abiti dai colori spenti, simulando inconsapevolmente le doti mimetiche del camaleonte.

La posizione delle gambe

Se si sta in piedi le gambe possono essere chiuse o divaricate. In genere assumono quest’ultima posa le persone dominanti. Perché in antichità questa posa l’assumeva il guerriero nei combattimenti per avere le maggiori possibilità di equilibrio. E il guerriero combatteva per difendere mogli e prole.

Se invece ad assumere questa posa è una donna, è molto probabile che stia inconsciamente rivendicando la propria parità nei confronti dell’uomo.

Le gambe chiuse sono una posizione tipicamente femminile, che mette in risalto le “curve”. Quando si assume la posa nella quale un ginocchio viene portato in avanti, è un segno di corteggiamento in quanto evidenzia ancora di più le grazie femminili.

Le donne, soprattutto da sedute, assumono la posa che accostano le ginocchia divaricando le estremità delle gambe e portando le punte dei piedi verso l’interno, quando vogliono mettere in evidenza la propria fragilità. Sembrano dire “Vedi come sono indifesa?” perché questa posa ricalca la difficoltà a reggersi in piedi tipico dei cuccioli e serve a suscitare in chi guarda un sentimento di protezione.

Braccia e gambe


Da seduti possiamo usare braccia e gambe per modificare l’espressione che diamo agli altri sempre con due pose fondamentali: apertura e chiusura.

La posizione da leader viene rappresentata dalle braccia aperte e le gambe larghe, espone due regioni del corpo estremamente vulnerabili: i genitali e le ascelle, porta d’ingresso per trafiggere il cuore. In questa posa oltretutto occupiamo più spazio del normale e rispecchia una dimensione psicologica molto ampia: l’osservatore dall’inconscio valuta la dimensione di una persona in base allo spazio che occupa Di conseguenza chiudere o stringere braccia o gambe diminuisce la propria dimensione psicologica e rappresenta il desiderio di non essere notati o presi in considerazione. E’ un atteggiamento che si assume per difesa.

E le soluzioni “ibride” come “braccia aperte e gambe incrociate” o “gambe aperte e mani sui testicoli”? Possono nascondere un inganno, la persona vuole apparire sicura, ma in realtà non lo è. Oppure è realmente una persona dominante, ma in quel momento si trova in difficoltà a causa della presenza di una persona o di un particolare elemento “scomodo”.

I movimenti nello spazio

Anche muoversi è un altro modo di dominare. Più ci si muove, maggiore apparirà alle altre persone la nostra dimensione psicologica. Proprio per questo motivo i tutti gli uomini esposti a un pubblico non stanno mai fermi, gesticolano ampiamente e camminano in mezzo alle persone: questo comportamento genera più stimoli della norma e, di conseguenza, fa in modo che la persona venga percepita in maniera più intensa e distinta.